Tropico del Capricorno di Henry Miller

21 ottobre 2016

Confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce“.
I sensi prima di tutto: con questo messaggio irruppe nella Parigi del 1939 Tropico del Capricorno, a rinfocolare lo scandalo suscitato dal “romanzo gemello” Tropico del Cancro.
Tutti sappiamo chi è Henry Miller, e qui è sempre Henry Miller a parlarci con la sua inconfondibile voce, raccontando in prima persona i suoi anni spesi a vivere, scrivere, bere e godere la New York di inizio Novecento. Tutto è chiaro, tutto è narrato con una sincerità disarmante, che poco lascia all’illazione e tutto offre alla comprensione, alla percezione diretta. La penna di Miller corre veloce come la corrente dell’Hudson, accecante come il sole sui vetri dei grattacieli, intinta nella polvere dei marciapiedi calcati da un’umanità ricca e miserabile, creativa e prigioniera, alla ricerca dello spazio per respirare davvero. E chi legge si ritrova catapultato su quelle avenue, in quelle stanze da letto perennemente sfatte, all’eterno inseguimento dell’unica creatura che per sempre ci risulta imprendibile. Una creatura di nome Libertà.

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