Racconto erotico: L’amante di mia moglie

A casa tutte le luci erano spente, eppure l’orologio segnava un quarto alle dieci. Ho sentito un brivido di freddo corrermi lungo la schiena. Elena, mia moglie, avrebbe dovuto già essere qui, invece di lei non c’era traccia, a parte quel post-it lasciato in bella vista sul frigo. “Torno tardi”, diceva. Due semplici parole che avevano il potere di farmi impazzire. Continua a leggere su: L’amante di mia moglie

Racconto erotico: La mia coinquilina

Sapevo che mi stava guardando. L’ho intravista con la coda dell’occhio attraverso la tenda della doccia. La mia coinquilina sbirciava da dietro la porta, convinta che non la vedessi. Invece l’ho vista, e so bene che non è la prima volta che mi spia, ma non mi importa. Voglio che lei mi guardi. Voglio che sospiri mentre mi passo la spugna su tutto il corpo, e immagini di fare lo stesso con la sua lingua. Lo so che ha un ragazzo, ma so anche che in cuor suo mi desidera. Non è mai stata con una donna eppure mi desidera perdutamente. Io la eccito, le porto alla luce sentimenti proibiti, scandalosi, e questo la sconvolge. Continua a leggere su: La mia coinquilina

Racconto erotico: Schiavo in prestito

Il problema con gli schiavi di sesso maschile è la loro ostinazione. Impiegano più tempo delle femmine ad assimilare le regole della dominazione e mal sopportano di essere considerati non più una persona ma una proprietà. Ma lo schiavo è una proprietà, e come tale può essere comprato e venduto, oppure prestato. I soldi non c’entrano, naturalmente. È solo una questione di potere. Continua a leggere su: Schiavo in prestito

Racconto erotico: Una ragazza quasi perfetta

Diceva di chiamarsi Michelle, come quella canzone dei Beatles. L’avevo abbordata al bar dell’hotel dopo averle lanciato uno sguardo che non lasciava dubbi. I miei occhi dicevano “ti voglio”, ma i suoi lasciavano sottintendere un “ci devo pensare” che su di me aveva lo stesso effetto di una doccia fredda. In altre circostanze me ne sarei andato, ma con lei non volevo mollare la presa, almeno non subito. Era troppo bella con quelle gambe lunghe, gli occhi verdi e i capelli ramati che le cadevano sulle spalle. Bella e con due tette mozzafiato. Più la osservavo, più mi convincevo che era la donna perfetta per me, non importa se saremmo stati insieme per tutta la vita o per una notte soltanto: io dovevo averla. Continua a leggere su: Una ragazza quasi perfetta

Racconto erotico: Coppia aperta

Io e mio marito Filippo siamo una coppia aperta. Ogni tanto ci concediamo qualche libertà, qualche piccola trasgressione da vivere insieme o separati. Molti nostri amici vorrebbero abbracciare questa filosofia di vita, ma non ne hanno il coraggio. Altri invece ci criticano apertamente. Spesso mi sono sentita chiedere «Ma chi te lo fa fare?» oppure «Non sei nemmeno un po’ gelosa?», ma io rispondo sempre allo stesso modo: è una mia scelta. Continua a leggere su: Coppia aperta

Racconto erotico: Lezioni private

Teresa chiuse il registro e lo ripose nel cassetto. Un ultimo sguardo all’aula vuota, poi le vacanze potevano dirsi ufficialmente iniziate. Due mesi di libertà. Due mesi senza insegnare matematica a quei mocciosi che non erano capaci nemmeno di fare due più due. Teresa percorse il corridoio diretta verso l’uscita. Mocciosi, pensò. Continua a leggere su: Lezioni private

Racconto erotico: Ho sposato una MILF

  Ogni volta che mia moglie dice «usciamo» mi viene l’ansia. Ma ogni volta che dice «festeggiamo» vengo addirittura colto dal panico. Fare festa, per mia moglie, significa trascinarmi in qualche squallido bar fuorimano e costringermi a guardarla mentre rimorchia il fusto di turno, di solito giovane ma non troppo sveglio, così da fargli fare quello che vuole senza problemi. Ci riesce anche con me, mi rigira come un burattino con la scusa che è troppo bella per un uomo solo, troppo sexy, troppo arrapante, e alla fine mi convinco che ha ragione, che lei è davvero troppo per un uomo soltanto. Continua a leggere su: Ho sposato una MILF

Bendata – Frammento di erotismo e bondage
Racconti e Frammenti / 11 giugno 2016

Sento la tua voce che mi ordina di tendere di più le braccia, fin sopra la mia testa. Così è più facile, dici, legarmi i polsi alla testata del letto. Tu adori questo letto antico, con le alte sbarre in ottone, una via di mezzo tra l’alcova di una principessa e una prigione. Ma non c’è prigione, se resta ancora una via di fuga. Per questo hai detto che volevi rendere le cose più difficili. Vuoi bendarmi, ma la sciarpa di seta che hai scelto per me, non fa onore alla tua intelligenza. È trasparente, e se provo a sollevare le palpebre posso vedere il tuo corpo in controluce. Vedo le spalle larghe e il tuo torace ampio che mi sovrasta mentre, con delicatezza, stringi di più la benda, fermandola con un nodo proprio dietro la mia testa. Vedo la tua fronte alta, il cranio rasato con cura, vedo perfino la catenina d’argento che ti ostini a portare al collo. Ti ho già detto che quella ridicola collana ti fa assomigliare ad un marinaio turco? No, non l’ho fatto. Non potrei mai dirti che stai sbagliando tutto, ora che ti affanni a completare il tuo piccolo capolavoro. Ma io ti…

Le stanze d’albergo sono fatte per scopare – Frammenti di racconto

Ti sei calato i pantaloni, e contemporaneamente ti sei acceso un’altra sigaretta. Conoscevo il trucco, l’hai fatto già altre volte. Pensavi che fumare mentre ti facevo un pompino mi sarebbe servito da lezione, invece è finita che quasi ti strozzavi per il fumo, tanto che hai spento la sigaretta a metà, proprio sopra la testa di putto. Ho sentito puzza di plastica e resina, e ho riso. «Che ti ridi?» «Niente, solo che… Pensavo alla testa di putto, quando se ne accorgono te la faranno pagare il doppio di quello che vale… » «Ma vaffanculo te e quell’orrore.» Ti sei scostato, mi hai guardato. Io ho guardato te, con occhi nuovi. Dalla vita in giù eri nudo, dalla vita in su eri una buona imitazione di Versace. Nell’insieme ti trovavo un uomo abbastanza forte per amare, ma abbastanza debole per essere amato. L’amore, di nuovo quella parola. «Ti piace vedermi fare la figura del coglione, non è così?» Non aspettavi una risposta. Forse non volevi una risposta. Volevi portarmi a letto, punto e basta. Era molto più semplice così. Dannatamente semplice. «Vieni qui.» «Perché?» «Perché te lo dico io.» I letti delle stanze d’albergo non sono fatti per il dolore,…