Le stanze d’albergo sono fatte per scopare – Frammenti di racconto

Ti sei calato i pantaloni, e contemporaneamente ti sei acceso un’altra sigaretta. Conoscevo il trucco, l’hai fatto già altre volte. Pensavi che fumare mentre ti facevo un pompino mi sarebbe servito da lezione, invece è finita che quasi ti strozzavi per il fumo, tanto che hai spento la sigaretta a metà, proprio sopra la testa di putto. Ho sentito puzza di plastica e resina, e ho riso. «Che ti ridi?» «Niente, solo che… Pensavo alla testa di putto, quando se ne accorgono te la faranno pagare il doppio di quello che vale… » «Ma vaffanculo te e quell’orrore.» Ti sei scostato, mi hai guardato. Io ho guardato te, con occhi nuovi. Dalla vita in giù eri nudo, dalla vita in su eri una buona imitazione di Versace. Nell’insieme ti trovavo un uomo abbastanza forte per amare, ma abbastanza debole per essere amato. L’amore, di nuovo quella parola. «Ti piace vedermi fare la figura del coglione, non è così?» Non aspettavi una risposta. Forse non volevi una risposta. Volevi portarmi a letto, punto e basta. Era molto più semplice così. Dannatamente semplice. «Vieni qui.» «Perché?» «Perché te lo dico io.» I letti delle stanze d’albergo non sono fatti per il dolore,…

Corpi in transito – frammenti di racconto
Racconti e Frammenti / 9 marzo 2016

Gli amanti hanno sempre qualcosa di speciale che li lega, un posto che ha un significato segreto, una canzone, noi invece avevamo Godard, frammenti di bianco e nero senza musica. La nostra colonna sonora era la strada, le stazioni ferroviarie dove mi vedevi arrivare, il fischio monotono dei treni di passaggio, lo stridore delle rotaie, il frastuono del metallo che copriva le banali melodie da spot pubblicitario che entrambi fingevamo di odiare con tutto il cuore. Oggi invece ti confesso che sono sempre stata un po’ invidiosa di chi riesce a spiegare un sentimento in poche note, e vorrei poter sorridere anch’io quando la radio trasmettette un ritornello indimenticabile. Ma al punto in cui siamo, sarebbe sconveniente farlo. Siamo sempre stati troppo intelligenti io e te, per insistere a desiderare qualcosa che sapevamo di non poter avere tutta per noi. Eravamo corpi in transito, viaggiatori distratti che si perdevano di stazione in stazione. Nessuno faceva caso a noi, nessuno pareva notare quanto lunghi fossero i nostri abbracci. Ma tu premevi il tuo corpo al mio, affinché sentissi con chiarezza l’erezione che ti montava dentro, e restavi così, immobile, impossibilitato a riacquistare il contegno. Mi stringevi e ti muovevi piano contro…