Le stanze d’albergo sono fatte per scopare – Frammenti di racconto

28 aprile 2016

Ti sei calato i pantaloni, e contemporaneamente ti sei acceso un’altra sigaretta. Conoscevo il trucco, l’hai fatto già altre volte. Pensavi che fumare mentre ti facevo un pompino mi sarebbe servito da lezione, invece è finita che quasi ti strozzavi per il fumo, tanto che hai spento la sigaretta a metà, proprio sopra la testa di putto. Ho sentito puzza di plastica e resina, e ho riso.

«Che ti ridi?»
«Niente, solo che… Pensavo alla testa di putto, quando se ne accorgono te la faranno pagare il doppio di quello che vale… »
«Ma vaffanculo te e quell’orrore.»

Ti sei scostato, mi hai guardato. Io ho guardato te, con occhi nuovi.
Dalla vita in giù eri nudo, dalla vita in su eri una buona imitazione di Versace. Nell’insieme ti trovavo un uomo abbastanza forte per amare, ma abbastanza debole per essere amato. L’amore, di nuovo quella parola.

«Ti piace vedermi fare la figura del coglione, non è così?»

Non aspettavi una risposta. Forse non volevi una risposta. Volevi portarmi a letto, punto e basta. Era molto più semplice così. Dannatamente semplice.

«Vieni qui.»
«Perché?»
«Perché te lo dico io.»

I letti delle stanze d’albergo non sono fatti per il dolore, non sono fatti per il rimorso. Sono fatti per scopare, solo per quello. E quando mi scopavi, sapevi che finalmente io ero in pace. Il tuo cazzo mi riempiva completamente, e ogni colpo mi portava più vicina all’estasi. Mi sembrava quasi di volare. Invece, al solito, sono caduta.

Da LA NOTTE CHE SONO ANDATA VIA di CRISTIANA DANILA FORMETTA
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