Corpi in transito – frammenti di racconto

9 marzo 2016

Gli amanti hanno sempre qualcosa di speciale che li lega, un posto che ha un significato segreto, una canzone, noi invece avevamo Godard, frammenti di bianco e nero senza musica. La nostra colonna sonora era la strada, le stazioni ferroviarie dove mi vedevi arrivare, il fischio monotono dei treni di passaggio, lo stridore delle rotaie, il frastuono del metallo che copriva le banali melodie da spot pubblicitario che entrambi fingevamo di odiare con tutto il cuore. Oggi invece ti confesso che sono sempre stata un po’ invidiosa di chi riesce a spiegare un sentimento in poche note, e vorrei poter sorridere anch’io quando la radio trasmettette un ritornello indimenticabile. Ma al punto in cui siamo, sarebbe sconveniente farlo.
Siamo sempre stati troppo intelligenti io e te, per insistere a desiderare qualcosa che sapevamo di non poter avere tutta per noi. Eravamo corpi in transito, viaggiatori distratti che si perdevano di stazione in stazione. Nessuno faceva caso a noi, nessuno pareva notare quanto lunghi fossero i nostri abbracci. Ma tu premevi il tuo corpo al mio, affinché sentissi con chiarezza l’erezione che ti montava dentro, e restavi così, immobile, impossibilitato a riacquistare il contegno. Mi stringevi e ti muovevi piano contro la mia gonna, rubandomi il fiato. Solo allora mi lasciavi andare, solo dopo avermi convinto così, a correre verso l’albergo più vicino.

Da LA NOTTE CHE SONO ANDATA VIA di CRISTIANA DANILA FORMETTA
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